MAURIZIO GASPARRI (PDL): I TRANS? GUAI A COINVOLGERMI
30 Ottobre 2009

di Marco Lillo – 30 ottobre 2009
Continua la caccia al vip che va con i trans. Calciatori e politici tirati in ballo a sproposito. Gasparri spiega e minaccia: “Sì, nel ‘96 sono stato fermato vicino all’Acqua Acetosa, ma ero lì per caso. Chi mi coinvolge la pagherà”. (segue a pag. 7)

È CACCIA AL CLIENTE VIP DEI TRANS. GASPARRI: CHI MI COINVOLGE DOVRÀ PAGARE
Dopo lo scandalo, la Capitale è avvolta da voci su ministri, attori e calciatori. Tra questi anche l’ex esponente di Alleanza nazionale
(pag 7)
Nel grande ventilatore del fango innescato dal caso Marrazzo si trova di tutto. I travestiti di via Gradoli continuano a spifferare nomi di politici, nelle redazioni dei giornali si presentano strani personaggi che millantano l’esistenza di un video su due leader che fanno sesso insieme. Transessuali a caccia di notorietà raccontano relazioni con ministri e direttori di rete. I giornalisti spesso abboccano. Pressati dai colleghi più disinvolti, aggiungono ogni volta un particolare in più, il venticello si gonfia e le responsabilità sfumano in un coro indistinto di risatine e gomitate da bar. Gli “immoralisti”, quelli che vogliono dimostrare che alla fine “sono tutti uguali”, gongolano. Il fango schizza su tutti e impedisce le distinzioni. L’ultima vittima è Maurizio Gasparri. Il capogruppo del Pdl sarebbe stato fermato in una sera dell’aprile del 1996 in una zona dove circolano molti transessuali a Roma. La notizia, senza il nome del politico, è apparsa in una lettera sul sempre informato sito internet “Dagospia”. L’autore si firmava con lo pseudonimo “Protosardo” e raccontava: “Caro Dago, come al solito ci hai preso. Al tuo riferimento ai politici di un noto ex grande partito di centrodestra che farebbero meglio a stare zitti sul caso Marrazzo, aggiungo una data: 29 aprile 1996. È in quel giorno (anzi, quella sera) che un notissimo esponente di quel partito finì in una retata di clienti di travestiti a Roma e riuscì a salvarsi grazie al ‘lei non sa chi sono io’ e all’indulgenza di troppi giornalisti della capitale che da allora sanno tutto ma sono rimasti muti”.
Effettivamente l’ex ministro è stato fermato in una serata nel 1996 e non ha alcun problema ad ammetterlo a “Il Fatto Quotidiano”. Come non ha alcun problema ad ammettere un’altra circostanza accostata maliziosamente alla vicenda da un quotidiano: Gasparri abitava in via Gradoli a pochi metri dal condominio dei trans. “Certo, tutti sanno che ho risieduto lì per dodici anni, prima in affitto e poi come proprietario. Era un appartamento che ho acquistato e poi rivenduto. Ora vivo in affitto in una zona più centrale”, spiega Gasparri, “perché, a differenza di tanti politici di sinistra, non ho avuto la casa da un ente e ho sempre pagato il prezzo di mercato”. Il capogruppo del Pdl spera di comprare presto una casa grazie al caso Marrazzo: “Con i soldi del risarcimento che chiederò ai giornalisti che accosteranno il mio nome a questa vicenda”.
Sperando di non contribuire alla nuova magione, “Il Fatto Quotidiano” gli ha chiesto lumi sulla storia di quella paletta rossa che fermò la sua automobile mentre si trovava di sera nella zona dell’Acqua Acetosa. Anche su questo racconta la sua versione senza problemi: “Stavo andando a cena in un circolo che si trova lì vicino. Come sanno tutti a Roma in quella zona ci sono il circolo dei Carabinieri, quello del Polo e tanti altri. Non vedo cosa ci sia di male. Non è colpa mia se, prima delle nostre leggi, le strade erano piene di persone che si prostituivano. Se un giornalista come lei o un politico come me va per esempio ospite di Sky, che ha gli studi sulla Salaria, incrocierà sulla sua strada decine di prostitute ma non è colpa sua. Anche nel mio caso non vedo proprio dove sia la notizia”. Gasparri non vuole entrare nel dettaglio perché non ritiene la circostanza di interesse pubblico. Una cosa però tiene a dirla: “Ci sono decine di persone che possono confermare quello che dico. Mentre non esiste nulla ma proprio nulla che colleghi quello che è successo a me quella sera a una retata di qualsiasi tipo. Mi creda non c’è notizia”.
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Gianmarco Chiocci per Il Giornale
Malignità, pettegolezzi, cicalecci. Gossip allo stato puro. In una ridda di voci incontrollate, e incontrollabili, nei palazzi del potere e nelle redazioni di giornali gira ormai qualunque diceria hard. Fra i politici più bersagliati dalle maldicenze c’è Maurizio Gasparri, presidente del gruppo Pdl al Senato. E se le chiacchiere relative a un suo presunto coinvolgimento in una retata antitrans a Roma girano sul suo conto è anche un po’ colpa sua (si fa per dire) visto che proprio l’ex esponente di An da anni, e in più occasioni, a cene o incontri di partito, ha scherzato su un banale episodio che di striscio riguardò i trans e che col passaparola romano s’è ingigantito assumendo le forme di un segreto da bisbigliare e maneggiare con cura.
Le voci su Gasparri e i viados sono tornate a circolare all’impazzata perché qualche quotidiano ha parlato del coinvolgimento di due ex ministri (e Gasparri è stato ministro) all’inchiesta su Marrazzo. Poi qualcun altro ha aggiunto un altro tratto sospetto all’identikit del politico «chiappe d’oro», ricordando che Gasparri ha abitato in via Gradoli, la stessa strada del palazzo frequentato dall’ex presidente della Regione Lazio, omettendo però di precisare che in quella via (e non in quel palazzo) Gasparri vi abitò con la famiglia oltre quindici anni fa.
Insomma, nessun riferimento diretto alla persona, ma uno stillicidio indiretto, fatto di sussurri e indiscrezioni, che dài e dài alla fine hanno raggiunto l’incredulo parlamentare. I fatti che riguardano il presunto incidente di percorso di Gasparri, per come li ha ricostruiti il Giornale, sono questi: nella primavera del 1996 (secondo il sito Dagospia il 29 aprile 1996) l’ormai ex sottosegretario agli Interni viene invitato a una cena al prestigioso Circolo del Polo, ai piedi dei Parioli, nella zona sportiva dell’Acqua Acetosa che a quei tempi (e anche in questi) la sera pullulava di donne e/o uomini in vendita con perizoma e calze a rete.
La moglie di Gasparri arriva all’appuntamento in auto, in compagnia di Italo Bocchino poiché il marito, attardatosi per questioni di partito, le ha detto che la raggiungerà di lì a poco. Gasparri arriva però con molto ritardo perché, qualche minuto prima, una pattuglia di carabinieri s’era incuriosita dall’indugiare a singhiozzo di una Fiat Punto fra i viali dell’Acqua Acetosa.
Lampeggiante, paletta. Gasparri, al volante della Punto, mette la freccia e accosta diligentemente al marciapiede. Si qualifica, fornisce documenti e patente ai carabinieri della gazzella del 112, spiega che stava facendo su e giù lungo quei viali pieni di circoli sportivi (c’è quello parlamentare, quello dei carabinieri, il Coni, ecc. ) perché non conosceva l’esatta ubicazione del Circolo del Polo e a causa della scarsa illuminazione, non riusciva a trovare l’entrata.
Chiarito quello che poi lo stesso Gasparri ha definito un equivoco insignificante, non sappiamo se con l’aiuto degli stessi carabinieri o per conto suo, ha trovato la strada giusta ed è giunto a destinazione. Una volta al tavolo Gasparri ha sbandierato ai quattro venti l’episodio, fors’anche per giustificarsi dell’inqualificabile ritardo: «Ahò, ma lo sapete? M’hanno fermato i carabinieri qua vicino. Pensa se passava qualcuno e me vedeva, poteva pensa’ che annavo coi trans!».
L’episodio per come lo abbiamo raccontato è stato confermato al Giornale dallo stesso Gasparri che sul punto non ha voluto aggiungere una parola di più, se non che «questo vociare è uno squallore vergognoso. Ma vi giuro che il primo che scrive una riga fuori posto, o che solo lascia intendere qualcos’altro, lo trascino in tribunale».
Chi organizzò quella cena al Circolo del Polo è Francesco Caroleo Grimaldi, noto avvocato romano, all’epoca presidente di un’associazione culturale (Asi) che aveva tra i suoi referenti politici proprio Maurizio Gasparri. Il Giornale ha contattato anche lui per un riscontro. «Ricordo benissimo questo episodio – spiega Caroleo Grimaldi – era il 1996, adesso non si dire esattamente se era prima o dopo le elezioni. Corrisponde al vero che organizzai una cena al circolo del Polo a cui parteciparono un centinaio di persone.
Ricordo anche che Maurizio (Gasparri, ndr) che doveva essere seduto accanto a me, arrivò abbastanza in ritardo. Quando mise piede nel circolo raccontò, suscitando nei presenti non poca ilarità, che era stato fermato dai carabinieri perché non riuscendo a trovare l’entrata del circolo aveva camminato per quei viali poco illuminati che come tutti i romani sanno a una certa ora sono frequentatissimi dai trans. Ricordo anche – continua il legale – che alla fine venne preso in giro dagli amici presenti al tavolo. I più feroci, e simpatici, furono Italo Bocchino e Peppino Valentino. Le battute non posso ripeterle…».

1. Lettera
Riceviamo e pubblichiamo
Caro Dago, come al solito ci hai preso. Al tuo riferimento ai politici di un noto ex grande partito di centrodestra che farebbero meglio a stare zitti sul caso Marrazzo, aggiungo una data: 29 aprile 1996. E’ in quel giorno (anzi, quella sera) che un notissimo esponente di quel partito finì in una retata di clienti di travestiti a Roma e riuscì a salvarsi grazie al “lei non sa chi sono io” e all’indulgenza di troppi giornalisti della capitale che da allora sanno tutto ma sono rimasti muti.
Protosardo (che quella sera era in servizio)
Nota. Per commentare gli articoli, leggi qui.
STATE SEGUENDO IL CASO GIUSEPPE AVOLIO?
24 Ottobre 2009
L’elenco articoli dell’Alto Adige è aggiornato al 11.11.2009

La notte della spartizione, l’articolo originale dell’Alto Adige sulla contrattazione delle cariche di sottogoverno da parte della maggioranza vincitrice le elezioni comunali bolzanine del novembre 2005
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Sì, proprio lui: il presidente di AE – Azienda Energetica, di proprietà dei comuni di Bolzano e Merano – salito in questi giorni alla ribalta dei media per le accuse lanciate da questi circa un suo comportamento “disinvolto” (tanto per usare un eufemismo) con i soldi pubblici. A lui, qualche anno fa, avevo dedicato una serie di articoli oserei dire “profetici” delle future grane in cui sarebbe andato a cacciarsi; uno, tra tutti, con un titolo davvero intrigante. Provate a scoprire quale tra i seguenti (cliccando sul titolo, ci si collega all’articolo originale):
- 20.12.2006 – AVOLIO, COL BENE CHE TI VOGLIO
- 18.04.2007 – L’ERBAVOLIO
- 07.06.2007 – ASPETTANDO L’AE
- 24.07.2007 – PARTITO MERITOCRATICO, PARDÒN, DEMOCRATICO
Di seguito i collegamenti agli ultimi articoli del quotidiano Alto Adige:

- 11.10.2009 – Spagnolli attacca AE: spreca
- 13.10.2009 – Nuova grana per Avolio: conflitto di interessi
- 15.10.2009 – Caos AE, vertice tra i comuni
- 16.10.2009 – Avolio è in bilico. Arriva l’ultimatum di Spagnolli
- 16.10.2009 – Cavagna spara su Calò: ha perso milioni
- 17.10.2009 – Se non giustifica le spese, Avolio si dimetta
- 19.10.2009 – AE, necessario agire subito
- 20.10.2009 – «Errori nelle fatture ma non per colpa mia C’è chi gioca sporco»
- 21.10.2009 – Avolio, difensore del ristorante
- 21.10.2009 – Ae, tutti a pranzo da Franco. Anche Calò
- 22.10.2009 – Spagnolli ad Avolio «Dimettiti»
- 23.10.2009 – Viaggi e cene: il cda «processa» Avolio
- 24.10.2009 – «Spese, un azienda senza regole»
- 24.102009 – «Accuse gravi: vado in Procura»
- 25.10.2009 – La Svp scarica Avolio: «Accuse sconvolgenti»
- 27.10.2009 – «Su Avolio esplosa la questione morale»
- 28.10.2009 – Documenti negati: Avolio stoppato da Calò
- 28.10.2009 – Consiglio straordinario su AE
- 29.10.2009 - Januth: «Non mi faccio intimidire»
- 29.10.2009 – «Autosospenditi!» Ma Avolio fa quadrato difeso da Cavagna
- 30.10.2009 – Calò gelido: «No comment»
- 30.10.2009 – Ae, pressing sul cda: si dimettano tutti
- 30.10.2009 - «Avolio deve autosospendersi»
- 30.10.2009 – AE, consiglio straordinario convocato per il 4 novembre
- 31.10.2009 – Ae, Avolio ha disertato il cda
- 03.11.2009 - Avolio, dal sindaco nuovo ultimatum «Solo dieci giorni»
- 03.11-2009 – «Avolio attaccato alla sedia»
- 04.11.2009 – Lo scandalo AE questa sera approda in consiglio comunale
- 05.11.2009 – Il «regalo» degli azionisti ai Comuni vicini
- 05.11.2009 – Azienda energetica da brivido
- 06.11.2009 – «Subito una verifica di giunta»
- 07.11.2009 – Tutzer: «I rimborsi chilometrici sono dovuti»
- 07.11.2009 – Avolio, la vendetta Bloccate sponsorizzazioni Ae
- 07.11.2009 - Avolio blocca le sponsorizzazioni
- 08.11.2009 – «Ci hanno detto sempre bugie sui loro bilanci»
- 09.11.2009 – Freccette, addio al campionato tricolore
- 09.11.2009 – Bufera Ae Consulenze milionarie
- 09.11.2009 – Ae, 260 mila euro all ex presidente
- 10.11.2009 – Ae, la Procura accusa Avolio
- 10.11.2009 – Avolio, aperta l’indagine
- 11.11.2009 – Avolio: contro di me c’è accanimento
- 11.11.2009 – Caverna, giunta paralizzata
Nota. Per commentare gli articoli, leggi qui.
ANTONIO DI PIETRO: LA CONTROINFORMAZIONE
17 Ottobre 2009
Aggiornato al 06.11.2009

- 06.11.2009 – Le cattive compagnie politiche di Antonio Di Pietro: è sempre e solo colpa degli altri? – leggi.
- 03.11.2009 – Il ruggito dei conigli - leggi.
- 10.10.2009 – Immobiliare Di Pietro – nuova puntata – leggi.
- 03.10.2009 – Il fatto è che “Il Fatto” è arrivato secondo: e su Di Pietro non arriva mai (con intervento sulle dimissioni di Luigi de Magistris) - leggi.
- 26.09.2009 – Egregio direttore de “Il Fatto”: così non va - leggi.
- 19.09.2009 – Le mancate dimissionio di Luigi de Magistris (aggiornamento 1 ottobre 2009) - leggi.
- 12.09.2009 – Cristiano Di Pietro (figlio di Antonio) – BMW e valori - leggi.
- 29.08.2009 – Il tribuno. Storia politica di Antonio Di Pietro – Intervista di Michele Capaccioli all’autore Alberico Giostra – leggi
- 22.08.2009 – Elio Veltri - leggi
- 08.08.2009 – Di Pietro immobiliare story: guarda che mura - leggi
- 01.08.2009 – L’Italia dei favori – leggi
- 25.07.2009 – Il bell’Antonio e i suoi valori (immobiliari) – leggi
- 18.07.2009 – Una biografia di Antonio Di Pietro – leggi
SUBURBE: LETTURE DI PERIFERIA
10 Ottobre 2009

- 24.10.2009 – La ragione populista – leggi
- 17.10.2009 – Democrazia e autoritarismo – leggi
- 10.10.2009 – Massa e potere – leggi
- 03.10.2009 – Allegro ma non troppo con Le leggi fondamentali della stupidità umana – leggi
- 26.09.2009 – Destra e sinistra - leggi
- 19.09.2009 – Il denaro, sterco del demonio - leggi
- 12.09.2009 – Consumo, dunque sono – leggi
- 29.08.2009 – La violenza invisibile – leggi
- 07.08.2008 – Il ritorno del principe - leggi
Mi sono abbonato a IL FATTO
23 Settembre 2009

100 euro per un abbonamento PDF annuale mi sembrano il minimo per provare a lanciare sulla fiducia una vera informazione che si promette basata sui fatti.
Per chi vuole valutare l’iniziativa, indico questo link
Cos’è Il Fatto e come potete abbonarvi
E aggiungo il link al blog collegato
LETTERA SU DON GIORGIO CARLI (Quotidiano Alto Adige, martedì 24 marzo 2009, pag 10, sezione cronaca)
24 Marzo 2009
In merito alla recente vicenda di don Giorgio Carli e alle varie e
diverse dichiarazioni sia della procura che del collegio difensivo su
assoluzione, prescrizione e colpevolezza, è indispensabile precisare
quanto segue. All’articolo 157 comma 7 del Codice penale si legge: «La
prescrizione è sempre espressamente rinunciabile dall’imputato». Se don
Carli avesse voluto, avrebbe potuto rinunciare alla prescrizione e
farsi assolvere nel merito. Bastava che depositasse in cancelleria o
affidasse ai suoi legali una dichiarazione di rinuncia alla
prescrizione, e la Cassazione avrebbe disposto un nuovo processo d’
appello. Ma non va taciuto che vi siano dei rischi: per rinunciare alla
prescrizione, conviene essere innocenti.
Luca Marcon
SECONDA LETTERA APERTA A ELMAR PICHLER ROLLE (Quotidiano Alto Adige, venerdì 24 ottobre 2008, pag 10, sezione cronaca)
3 Novembre 2008
LA CAMPAGNA DOPPIA DELLA SVP
Gentile signor Pichler Rolle, come certamente ricorderà, qualche settimana fa le ho spedito una lettera chiedendole lumi riguardo alla questione della doppia campagna elettorale Svp, ovvero la differenza tra quanto propagandato per gli elettori di madrelingua italiana e per gli elettori di madrelingua tedesca: nello specifico, spiegazioni sul perchè il valore della convivenza dei tre gruppi linguistici dovesse essere, per l’appunto, un “valore” per gli elettori altoatesini e non venisse nemmeno citato per gli elettori sudtirolesi.
Oggi al mio indirizzo di casa è arrivata un’altra sua lettera – scritta in italiano – nella quale speravo di trovare una risposta al quesito di cui sopra. Purtroppo è andata diversamente: tolti i prevedibili bla bla di propaganda con tanto di ennesimo richiamo al fatto della “comunità italiana e tedesca che è un raro esempio di collaborazione e pacifica convivenza”, la sua lettera non ha riportato altro. Anzi, per la verità qualcosa di interessante lo ha detto: verso la fine, dove lei ha affermato testuale “Vorrei continuare a gettare ponti tra tutti gli abitanti – per uno splendido futuro della nostra Città e della nostra Provincia”.
Vede dove sta il vero problema signor Pichler Rolle? Le parole che lei ha citato – gettare ponti – sono le stesse di Alexander Langer: vale a dire, l’uomo che nell’integrazione (o come la preferisce chiamare) tra italiani e tedeschi ci credeva veramente e per la quale spese una vita; ma anche lo stesso uomo al quale il suo partito a Bolzano – città dove lei è vicesindaco – non ha voluto nemmeno intitolare un vicoletto. A conti fatti, mi pare che la Svp non sia il partito più adatto a tutelare la specificità della realtà bilinguistica (vogliamo dire bietnica?) della mia famiglia. Quindi, e con rammarico, le comunico che il suo partito non avrà il mio voto alle prossime elezioni provinciali.
Sempre cordialmente,
Luca Marcon
LETTERA APERTA AD ELMAR PICHLER ROLLE (Quotidiano ALTO ADIGE, domenica 21 settembre 2008)
22 Settembre 2008
All’Obmann della SVP Elmar Pichler Rolle
Gentile signor Pichler Rolle, qualche settimana fa ho ricevuto una sorta di giornalino del suo partito – la Svp – che si intitolava “Parliamoci!”. All’interno, un’intervista all’Obmann – lei – con un titolo che mi è subito piaciuto: “Pichler Rolle: il valore aggiunto della convivenza”. Inutile che le ripeta dei brani, immagino già li conosca; però uno mi ha particolarmente colpito: “Viviamo in una terra dove convivono tre gruppi con culture, tradizioni e modi di vita diversi: questo rappresenta una ricchezza che non si può e non si deve perdere.”
Nello stesso periodo, mia moglie è tornata a casa con una copia dell’FF avente all’interno un altro pieghevole del suo partito – sempre la Svp – e dal titolo “Stolz auf Südtirol”. Peccato che, su sedici facciate di foto e testi, non abbia trovato una – dicesi una – riga sul valore aggiunto della convivenza e magari anche del plurilinguismo. Al contrario, l’unica impressione che ne ha potuto ricavare è che il Südtirol sia una sorta di piccolo stato monolinguistico con qualche potenziale problema causato dal possibile “disturbo della pace sociale” (die Störung der sozialen Friedens) da parte degli stranieri.
Anche se sono passati diversi giorni, mia moglie ed io siamo ancora confusi: se guardo a quanto ho capito io, per la Svp la convivenza è un valore, ma se chiedo a mia moglie, mi risponde che nel suo depliant elettorale la Svp il termine – figuriamoci il valore – nemmeno lo considera. Insomma, noi ad arrivare a una sintesi accettabile tra i proclami di “Parliamoci” e quelli di “Stolz auf Südtirol” ancora non ci siamo riusciti: prima che ciò possa causare qualche dissapore nella nostra piccola “convivenza” plurilinguistica familiare, le dispiacerebbe provare a farlo lei?
Luca Marcon
LA DEMOCRAZIA
2 Gennaio 2008

…”Nel ‘27″ disse il giovane “c’era il fascismo, la cosa era diversa: Mussolini faceva i deputati e i capi di paese, tutto quello che gli veniva in testa faceva. Ora i deputati e i sindaci li fa il popolo….”
“Il popolo” sogghignò il vecchio “il popolo…. Il popolo cornuto era e cornuto resta: la differenza è che il fascismo appendeva una bandiera sola alle corna del popolo e la democrazia lascia che ognuno se l’appenda da solo, del colore che gli piace, alle proprie corna…. Siamo al discorso di prima, non ci sono soltanto certi uomini a nascere cornuti, ci sono anche popoli interi; cornuti dall’antichità, una generazione appresso all’altra….”
“Io non mi sento cornuto” disse il giovane.
“E nemmeno io. Ma noi, caro mio, camminiamo sulle corna degli altri: come se ballassimo….” e il vecchio si alzò ad accennare dei saltelli di danza; e voleva figurare l’equilibrio e il ritmo del camminare sulle corna, da una punta all’altra.
Il giovane rise: sentirlo discorrere era un piacere. La fredda astuta violenza per cui in gioventù era stato famoso, il calcolato azzardo, la prontezza di mente e di mano, tutte le qualità insomma che lo avevano portato al rispetto e alla paura di cui era circondato, a volte parevano ritirarsi da lui come il mare dalla riva, lasciando alla sabbia degli anni vuoti gusci di saggezza. ‘Diventa filosofo a volte’ pensava il giovane: ritenendo la filosofia una specie di giuoco di specchi in cui la lunga memoria e il breve futuro si rimandassero crepuscolare luce di pensieri e distorte incerte immagini di realtà.
Ma a momenti ecco che veniva fuori l’uomo duro e spietato che era stato: e curioso era che quando ritrovava il suo più duro e giusto giudizio sulle cose del mondo, le parole corna e cornuti grandinassero nei suoi discorsi, in significati e sfumature diverse, ma sempre ad esprimere disprezzo.
“Il popolo, la democrazia” disse il vecchio rassettandosi a sedere un po’ ansante per la dimostrazione che aveva dato del suo saper camminare sulla corna della gente “sono belle invenzioni: cose inventate a tavolino, da gente che sa mettere una parola in culo all’altra e tutte le parole in culo all’umanità, con rispetto parlando…. Dico con rispetto parlando per l’umanità…. Un bosco di corna, l’umanità, più fitto del bosco della Ficuzza quand’era bosco davvero. E sai chi se la spassa a passeggiare sulle corna? Primo, tienilo bene a mente, i preti; secondo: i politici, e tanto più dicono di essere col popolo, di volere il bene del popolo, tanto più gli calcano i piedi sulle corna; terzo, quelli come me e come te…. È vero che c’è il rischio di mettere il piede in fallo e di restare infilzati, tanto per me, quanto per i preti e per i poltici: ma anche se mi squarcia dentro, un corno è sempre un corno; e chi lo porta in testa, è un cornuto.”
(da “Il giorno della civetta”, L. Sciascia)















