LA DEMOCRAZIA

2 Gennaio 2008

…”Nel ‘27″ disse il giovane “c’era il fascismo, la cosa era diversa: Mussolini faceva i deputati e i capi di paese, tutto quello che gli veniva in testa faceva. Ora i deputati e i sindaci li fa il popolo….”
“Il popolo” sogghignò il vecchio “il popolo…. Il popolo cornuto era e cornuto resta: la differenza è che il fascismo appendeva una bandiera sola alle corna del popolo e la democrazia lascia che ognuno se l’appenda da solo, del colore che gli piace, alle proprie corna…. Siamo al discorso di prima, non ci sono soltanto certi uomini a nascere cornuti, ci sono anche popoli interi; cornuti dall’antichità, una generazione appresso all’altra….”
“Io non mi sento cornuto” disse il giovane.
“E nemmeno io. Ma noi, caro mio, camminiamo sulle corna degli altri: come se ballassimo….” e il vecchio si alzò ad accennare dei saltelli di danza; e voleva figurare l’equilibrio e il ritmo del camminare sulle corna, da una punta all’altra.
Il giovane rise: sentirlo discorrere era un piacere. La fredda astuta violenza per cui in gioventù era stato famoso, il calcolato azzardo, la prontezza di mente e di mano, tutte le qualità insomma che lo avevano portato al rispetto e alla paura di cui era circondato, a volte parevano ritirarsi da lui come il mare dalla riva, lasciando alla sabbia degli anni vuoti gusci di saggezza. ‘Diventa filosofo a volte’ pensava il giovane: ritenendo la filosofia una specie di giuoco di specchi in cui la lunga memoria e il breve futuro si rimandassero crepuscolare luce di pensieri e distorte incerte immagini di realtà.
Ma a momenti ecco che veniva fuori l’uomo duro e spietato che era stato: e curioso era che quando ritrovava il suo più duro e giusto giudizio sulle cose del mondo, le parole corna e cornuti grandinassero nei suoi discorsi, in significati e sfumature diverse, ma sempre ad esprimere disprezzo.
“Il popolo, la democrazia” disse il vecchio rassettandosi a sedere un po’ ansante per la dimostrazione che aveva dato del suo saper camminare sulla corna della gente “sono belle invenzioni: cose inventate a tavolino, da gente che sa mettere una parola in culo all’altra e tutte le parole in culo all’umanità, con rispetto parlando…. Dico con rispetto parlando per l’umanità…. Un bosco di corna, l’umanità, più fitto del bosco della Ficuzza quand’era bosco davvero. E sai chi se la spassa a passeggiare sulle corna? Primo, tienilo bene a mente, i preti; secondo: i politici, e tanto più dicono di essere col popolo, di volere il bene del popolo, tanto più gli calcano i piedi sulle corna; terzo, quelli come me e come te…. È vero che c’è il rischio di mettere il piede in fallo e di restare infilzati, tanto per me, quanto per i preti e per i poltici: ma anche se mi squarcia dentro, un corno è sempre un corno; e chi lo porta in testa, è un cornuto.”

(da “Il giorno della civetta”, L. Sciascia)